Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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IL SEPOLCRO DEL SANTO

La “Cella della memoria” ,al centro della crociera, custodisce l’arca di pietra con i resti mortali di San Francesco. Essa costituisce il cuore di questo santuario, una delle mete più ricercate dall’umanità in pellegrinaggio alle tombe dei santi.
Vi si discende per una delle due scale aperte a metà della navata centrale della Basilica Inferiore. Quanto vi è di affascinante e di straordinario per le strade, le case e le chiese di Assisi, sembra rivolgersi, attraverso il gioco delle sue vie tortuose e delle sue lunghe scalee, verso le viscere della roccia viva, ove, ragione di ogni altra meraviglia, in questa Tomba severa e disadorna, riposa Colui “che fu tutto serafico in ardore”.
Tuttavia San Francesco è qui più vivo che mai, poiché a Lui salgono da ogni angolo della terra milioni di pellegrini di ogni razza e continente.
La luce che parte dalla sua Tomba benedetta è un continuo richiamo agli uomini smarriti per le vie del mondo alla ricerca di un po’ di pace. Sembra di vedere ancora la tormentata immagine del Santo di Assisi ergersi in un nimbo di luce, tendere al mondo le mani stigmatizzate e ripetere a tutte le creature il suo saluto serafico di “ Pace e Bene”! San Bonaventura lo chiamava il “banditore di pace” perché annunciava pace in ogni predica, auspicava pace in ogni saluto, sospirava l’ineffabile pace dell’estasi negli istanti di contemplazione. Ben possiamo dirlo ora cittadino di quella Gerusalemme, per la quale il Salmista, uomo della pace, pacifico dinanzi a coloro che la pace odiarono, cantava: “Chiedete pace per Gerusalemme” (S. Bonaventura).
Qui, nel rozzo sarcofago di sasso, contenuto nel pilastro eretto al centro del vano a crociera, è il Sacro Corpo del Poverello. In quel punto lo nascose, integro, Frate Elia nel 1230.
Nel 1476 Sisto IV ordinò che fosse reso impraticabile l'angusto corridoio che permetteva l'accesso alla cella sotterranea, per proteggere le reliquie dai ripetuti tentativi di furto da parte della città di Perugia.
Con motu proprio, il 12 settembre 1818, Pio VII acconsentì alla richiesta del Ministro Generale Giuseppe de Bonis, di iniziare gli scavi sotto l'altare maggiore della Basilica inferiore. I lavori ebbero inizio il 5 ottobre. Il 12 dicembre venne riportato alla luce il sarcofago con i resti mortali del Santo, che vennero quindi sistemati in un'urna di bronzo (documento relativo: 1818: il corpo di San Francesco è riportato alla luce). Il 5 settembre 1820, con il breve Assisiensem basilicam, Pio VII annunciò alla cristianità la rimessa in luce del corpo di San Francesco. Nel 1824 venne inaugurata la nuova cripta su progetto greco-classico dell'architetto pontificio Pasquale Belli. L'antica cella della memoria divenne così la terza chiesa.
Nel 1932, su disegno dell’architetto Ugo Tarchi, venne realizzata l’attuale sistemazione in stile neoromanico, in luogo di quella neoclassica dell’800.
Nelle nicchie, agli angoli della Tomba del Santo, sono state sistemate le tombe di quattro discepoli del Santo: Fra’ Leone, Fra’ Masseo, Fra’ Rufino, Fra’ Angelo, originariamente sepolti nella Basilica Inferiore; mentre nel punto di congiunzione delle due scale che conducono alla Tomba, sono i resti della nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli, devota benefattrice del Santo, il quale era solito chiamarla Frate Jacopa.
Tra il 24 gennaio e il 4 marzo 1978, ha avuto luogo la seconda riesumazione delle reliquie ossee del Santo, autorizzata dal Papa Paolo VI.



 
 



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