a
“Cella della memoria” ,al centro della crociera,
custodisce l’arca di pietra con i resti mortali di San
Francesco. Essa costituisce il cuore di questo santuario,
una delle mete più ricercate dall’umanità
in pellegrinaggio alle tombe dei santi.
Vi si discende per una delle due scale aperte a metà
della navata centrale della Basilica Inferiore. Quanto vi
è di affascinante e di straordinario per le strade,
le case e le chiese di Assisi, sembra rivolgersi, attraverso
il gioco delle sue vie tortuose e delle sue lunghe scalee,
verso le viscere della roccia viva, ove, ragione di ogni altra
meraviglia, in questa Tomba severa e disadorna, riposa Colui
“che fu tutto serafico in ardore”.
Tuttavia San Francesco è qui più vivo che mai,
poiché a Lui salgono da ogni angolo della terra milioni
di pellegrini di ogni razza e continente.
La luce che parte dalla sua Tomba benedetta è un continuo
richiamo agli uomini smarriti per le vie del mondo alla ricerca
di un po’ di pace. Sembra di vedere ancora la tormentata
immagine del Santo di Assisi ergersi in un nimbo di luce,
tendere al mondo le mani stigmatizzate e ripetere a tutte
le creature il suo saluto serafico di “ Pace e Bene”!
San Bonaventura lo chiamava il “banditore di pace”
perché annunciava pace in ogni predica, auspicava pace
in ogni saluto, sospirava l’ineffabile pace dell’estasi
negli istanti di contemplazione. Ben possiamo dirlo ora cittadino
di quella Gerusalemme, per la quale il Salmista, uomo della
pace, pacifico dinanzi a coloro che la pace odiarono, cantava:
“Chiedete pace per Gerusalemme” (S. Bonaventura).
Qui, nel rozzo sarcofago di sasso, contenuto nel pilastro
eretto al centro del vano a crociera, è il Sacro Corpo
del Poverello. In quel punto lo nascose, integro, Frate Elia
nel 1230.
Nel 1476 Sisto IV ordinò che fosse reso impraticabile
l'angusto corridoio che permetteva l'accesso alla cella sotterranea,
per proteggere le reliquie dai ripetuti tentativi di furto
da parte della città di Perugia.
Con motu proprio, il 12 settembre 1818, Pio VII acconsentì
alla richiesta del Ministro Generale Giuseppe de Bonis, di
iniziare gli scavi sotto l'altare maggiore della Basilica
inferiore. I lavori ebbero inizio il 5 ottobre. Il 12 dicembre
venne riportato alla luce il sarcofago con i resti mortali
del Santo, che vennero quindi sistemati in un'urna di bronzo
(documento relativo: 1818:
il corpo di San Francesco è riportato alla luce).
Il 5 settembre 1820, con il breve Assisiensem basilicam, Pio
VII annunciò alla cristianità la rimessa in
luce del corpo di San Francesco. Nel 1824 venne inaugurata
la nuova cripta su progetto greco-classico dell'architetto
pontificio Pasquale Belli. L'antica cella della memoria divenne
così la terza chiesa.
Nel 1932, su disegno dell’architetto Ugo Tarchi, venne
realizzata l’attuale sistemazione in stile neoromanico,
in luogo di quella neoclassica dell’800.
Nelle nicchie, agli angoli della Tomba del Santo, sono state
sistemate le tombe di quattro discepoli del Santo: Fra’
Leone, Fra’ Masseo, Fra’ Rufino, Fra’ Angelo,
originariamente sepolti nella Basilica Inferiore; mentre nel
punto di congiunzione delle due scale che conducono alla Tomba,
sono i resti della nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli,
devota benefattrice del Santo, il quale era solito chiamarla
Frate Jacopa.
Tra il 24 gennaio e il 4 marzo 1978, ha avuto luogo la seconda
riesumazione delle reliquie ossee del Santo, autorizzata dal
Papa Paolo VI.